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NESSUN CUOCO È UN’ISOLA

L'11 dicembre scendiamo in Sardegna!

Non ce ne vogliano i cultori di John Donne se parafrasiamo il poeta ma, è proprio il caso di scriverlo, l’occasione è ghiotta.

Le cucine isolane hanno trasformato in vantaggi le criticità derivanti dalla insularità quali isolamento, discontinuità territoriale, maggiore esposizione alle penetrazioni esterne.

Sicilia e Sardegna ne sono un esempio lampante: da quel mare che le circonda sono arrivati colonizzatori/nemici a loro volta espulsi da altri. E tutti, ma proprio tutti hanno lasciato apporti e generato contaminazioni gastronomiche ancora oggi riconoscibili.

Il gattò (gateau) francese, l’uso arabo del dolce insieme al salato, la cucina dei monsù, il pan di Spagna, sono solo un’infinitesima parte delle pietanze siciliane di derivazione esterna.

Lo stesso fenomeno si registra in Sardegna: la cucina genovese di Carloforte e quella catalana di Alghero, la splendida produzione vinicola di derivazione bizantina.

Ogni isola è un grande shaker in cui ciascun apporto entra ma poi non esce, combinandosi con i precedenti: il barman è la storia, i secoli che, agitandolo, hanno generato queste due grandi gastronomie.

Le cucine sarda e siciliana oggi fanno parte, a pieno titolo, di quella dieta mediterranea che l'UNESCO ha iscritto nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, definendola “un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni, che vanno dal paesaggio alla tavola.”

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Giorno 11 dicembre celebriamo proprio la Sardegna! Clicca qui sotto per saperne di più!

http://www.slow-sud.it/serata-sarda

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